In Australia i conigli fanno più paura degli squali

La storia dell’Australia terrorizzata dai conigli sembra patetica come gli elefanti dei cartoni che scappano dai topolini. Come può la nazione che vanta squali bianchi, coccodrilli marini, cubomeduse, serpenti e ragni letali temere un animale così silenzioso, pacifico, tenero, puffoso?

Tutto si riduce alle tre attività in cui i conigli sono professionisti: riprodursi, mangiare e intenerire le persone. La terza risulta di particolare utilità quando i conigli vengono per la prima volta liberati nel continente australiano. Questa lunga storia di odio inizia infatti nel 1859, quando il proprietario terriero inglese Thomas Austin decide di liberare 24 coniglietti, ibridi di due razze, per poterli cacciare, sostenendo che fossero innocui. Dalla sua tenuta nello stato di Victoria, gli esemplari di Oryctolagus cuniculus si sarebbero però sparsi in tutta l’Australia, a dispetto di cacciatori e recinzioni.

Un tenero, innocuo coniglietto (Fonte)

Come Bugs Bunny ti distrugge un paese
Queste bestioline hanno infatti la fama di riprodursi con clamorosa efficienza, visto che mamma coniglio può sfornare fino a 30 nuovi pargoli ogni anno. Quando si mangia molto, si vive in un ambiente sterminato con pochi predatori e con un clima che permette di crescere piccoli tutto l’anno, si capisce come mai attorno al 1950 si stimassero in Australia seicento milioni di Bugs Bunny liberi e impazienti di accoppiarsi e mangiare qualsiasi pianta.

Questa specie invasiva impatta sia la fauna nativa, competendo per il cibo, che la flora, di cui spesso mangia i germogli, impedendo la crescita delle piante. La risultante erosione dei suoli causa desertificazione, ulteriore riduzione delle risorse alimentari per gli animali e perdite di oltre 200 milioni di dollari ogni anno per l’agricoltura del paese di Oz. Ad oggi, 304 specie native dell’Australia sono in pericolo per l’azione dei conigli selvatici, tra cui 260 piante e mammiferi endemici come il wallaby.

Contromisure (più o meno) efficienti
A metà del secolo è ormai chiaro che cacciare, distruggere tane e costruire recinzioni di migliaia di chilometri è insufficiente per contenere l’espansione di questa piaga. Per combattere i conigli  viene allora introdotto nel 1950 il virus Myxoma, vettore della malattia nota come mixomatosi. Questa causa intensa febbre e tumori della pelle, portando alla morte l’animale nel giro di due settimane e con una certa sofferenza, che intuirete se mai vedrete un coniglio affetto dalla myxo.

Un coniglio affetto dal virus Myxoma (Fonte: Lennart Rosberg)

Se il fine di salvare l’Australia da questa specie invasiva giustifica i mezzi, il fine sembra essere raggiunto, in quanto in due anni la popolazione di conigli si riduce da seicento a cento milioni di esemplari. Con il tempo, però, i sopravvissuti Io-sono-leggenda style riprendono a far crescere la popolazione, forti della loro resistenza genetica alla malattia, trasmessa poi alle generazioni seguenti.

Negli anni ’90, quando la crescita ha riportato a numeri inaccettabili gli esemplari, viene introdotto – per errore – il virus RHD (Rabbit Haemorragic Disease) o calicivirus. Gli scienziati lo stanno infatti sperimentando sui conigli dell’isola di Wardang, ma questo raggiunge il resto dell’Australia trasportato dalle mosche venute a contatto con i conigli malati. Quanto nasce come un errore stermina però il 60 % dei conigli selvatici australiani nel corso del decennio successivo, specialmente nelle zone più aride. A marzo del 2017, una nuova versione di RHD, chiamata K5 e ingegnerizzata in Corea del sud, viene rilasciata per integrare i risultati del virus originale raggiungendo con maggiore efficienza i conigli degli ambienti più umidi, come il Queensland.

Non ci avrete mai come volete voi! (semicit.) – Fonte

Il problema dei conigli, che in Australia ora ben capirete sono molto più dannosi di tutti gli squali, i ragni e le meduse messi assieme, è talmente grave che nemmeno gli animalisti più convinti sembrano opporsi alle loro stragi. Solo sull’avvelenamento dei conigli selvatici, che causa loro sofferenze, c’è qualche riserva. Ma che li si avveleni, li si cacci o li si stermini con l’ultimo virus disponibile, sembra sempre finire come con Bugs Bunny: quando pensi di essertene liberato, spunta da un’altra parte.

Fonti dell'articolo

Australian Department of the Environment

PestSmart

Rabbit Free Australia

Royal Society for the Prevention of Cruelty on Animals

K5 rabbit virus an early success with deaths at release sites, researchers say, ABC News Australia – 1/4/17

A virus is taming Australia’s bunny menace, and giving endangered species new life, Science17/2/16

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