Il triangolo delle Bermuda: un mistero venuto dal nulla

Quando sentiamo nominare il triangolo delle Bermuda pensiamo a un luogo dove sono avvenute misteriose sparizioni di navi, aerei e persone. Da qui ad accettare l’idea che la spiegazione stia negli UFO o in malefici resti della civiltà di Atlantide che dal fondo del mare vaporizzano per ripicca gli umani, ce ne passa, anche se non manca chi ci creda. Tuttavia il solo fatto che noi, comuni e razionali cittadini, pensiamo esista un mistero, è già sbagliato.

Il triangolo delle Bermuda è infatti il protagonista di una menzogna ormai scolpita nella cultura popolare nata nella seconda metà del secolo scorso, tant’è che, prima, lo stesso concetto di “triangolo maledetto” non esisteva. Poi vennero pubblicate una serie di opere come Invisible horizons di Vincent Gaddis (1965) e The Bermuda triangle (1974) di Charles Berlitz, che ricapitolarono decenni di incidenti o presunti tali avvenuti nella zona e proposero teorie per spiegarne le circostanze. Il problema alla base è che molti degli episodi di cui si può leggere o sentir parlare si basano su racconti pieni di omissioni o modifiche, tratti da fonti incerte per non dire inaffidabili. Il passaparola fra siti dedicati ai misteri, autori esoterici e fantasiosi, trasmissioni televisive e il pubblico di queste categorie ha quindi confezionato un mito duro a morire.

Fonte: FancyFriendly.com

La “regina dello Zolfo” 
Uno dei più recenti punti di domanda viene posto dalla scomparsa, nel 1963, di una nave per il trasporto dello Zolfo liquido, la Marine Sulphur Queen.

Se per disgrazia decidessimo di documentarci su poche e sbagliate fonti, penseremmo che questo gioiello catorcio sia svanito in una giornata splendida, senza motivo apparente. Quanto viene omesso è che la nave viaggia in condizioni metereologiche avverse e che presenta da tempo preoccupanti problemi tecnici, come gli impianti di allarme per le frequenti perdite di liquido dalle cisterne non più funzionanti. La Queen non è inoltre stata concepita – bensì solamente adattata – per trasportare 15 000 litri di zolfo nè stata sottoposta ad un’ispezione di sicurezza, l’anno della scomparsa, a causa di un ritardo burocratico. Si può discutere sulla causa prossima che ne determina la fine, ma che prima o poi non farà ritorno da un suo viaggio è quantomeno prevedibile. Due navi dello stesso modello hanno infatti destini altrettanto sgradevoli: la Schenechtady si spezza in due, ormeggiata in un porto, dopo pochi giorni dalla sua inaugurazione e la Sylvia Ossa scomparirà in mare.

La squadriglia 19
Dal mare decolliamo per vedere da un’altra prospettiva le acque maledette fra le Bermuda, le Bahamas e Puerto Rico, e riportiamo indietro gli orologi fino al dicembre del 1945.

Si volatilizzano cinque aerei Avenger dell’aviazione americana, più un sesto, un Mariner, partito in seguito per cercarli. Le domande sono molte, per esempio come sia possibile che non siano mai stati ritrovati i resti degli aerei – solo tanti falsi rinvenimenti; o come interpretare l’inquietante messaggio del luogotenente e supervisore della squadriglia Taylor che afferma allarmato “Sembra che stiamo entrando in acque bianche…Siamo completamente perduti”.  

Decollati da Fort Lauderdale, lungo la costa atlantica della Florida, i cinque Avenger dovranno condurre un volo di routine lungo una rotta all’incirca triangolare. Quattro di essi, sprovvisti di strumenti per determinare la propria posizione, sono nelle mani di piloti ancora in fase di addestramento, mentre il quinto è sottoposto ai comandi del luogotenente Taylor, esperto ma appena trasferitosi nell’area di Fort Lauderdale. Ad un certo punto del volo, un’avaria degli strumenti di bordo impedisce all’aereo di Taylor di stabilire con esattezza la posizione della squadriglia. Il luogotenente sta sorvolando delle isole che suppone allora essere le Keys, situate a sud-ovest della Florida, e decide quindi di impostare una rotta, a nord-est, per tornare alla base. Il problema è che le isole che la squadriglia 19 sta sorvolando sono probabilmente le Bahamas, situate ad est, e da cui bisogna quindi dirigersi ad ovest. Quando gli aerei si rendono conto dell’errore e di aver puntato per svariati chilometri nel mezzo dell’Atlantico, il tempo sta peggiorando e l’autonomia di carburante, come previsto a causa del lungo volo, sta esaurendosi. La squadriglia 19 non ritornerà mai a Fort Lauderdale, e un Mariner decollato per cercarli esploderà in volo. Si disse che gli aerei scomparvero “come si fossero diretti verso Marte”.

Una lunga serie di casi dubbi: è davvero tutto chiaro?
Molti casi di scomparse misteriose sono stati sbugiardati dal libro “The Bermuda triangle mistery: solved” di Lawrence Kusche, che si documenta anche sugli archivi delle assicurazioni Lloyd’s di Londra – di incidenti dovrebbero intendersene. Se da un lato le statistiche parlano di un numero di incidenti non superiore alla media – in proporzione – degli altri tratti di mare del mondo, dall’altro molti incidenti collegati al triangolo maledetto non sono avvenuti al suo interno: un caso è la Raifuku Maru, che nel 1925 trasporta da Boston ad Amburgo merci e 38 passeggeri. Questa è talvolta inclusa nelle scomparse misteriose, ma se prendete un atlante e collegate le città di Boston e Amburgo, vi renderete conto che passare per le Bermuda, cosa che infatti non fece la Raifuku, è un po’ come passare per Ancona volendo andare da Firenze a Roma. Perché viene ciecamente citata come una delle prove del fatto che ci sia qualcosa di strano nell’area delle pacifiche e minuscole Bermuda?

L’aura di mistero non può comunque andarsene del tutto anche se si elencassero altri cento casi sospetti, con le relative possibili spiegazioni. Non abbiamo infatti la certezza che sia andata veramente come hanno stabilito le indagini ufficiali, o che gli strumenti dell’aereo di Taylor siano effettivamente andati in avaria e che in seguito abbia finito il carburante e sia precipitato. Ci sono studi che hanno rivelato a tal proposito la possibilità che si formino correnti d’aria particolarmente violente proprio qui o che collegherebbero alcune scomparse alla risalita improvvisa di bolle di gas metano dal fondo del mare. Non abbiamo mai osservato una nave esserne “catturata” ed esploderci, e così queste rimangono solo ipotesi. Come d’altronde lo sono gli UFO che avrebbero rapito gli equipaggi delle navi fantasma o le vendette dei cristalli di Atlantide dal fondo del triangolo.

Chi siamo noi per asserire con certezza che questi ultimi fenomeni sono impossibili? Tuttavia, fra tante ipotesi e senza osservazioni a supporto, come insegna il principio alla base del pensiero scientifico moderno del rasoio di Occam, va sempre preferita quella più semplice. Ad esempio, è più facile che una nave scompaia in una tempesta o a causa di un raggio di energia di un qualche tipo da una fonte sconosciuta nel fondo dell’oceano? Un equipaggio può scomparire più probabilmente a causa di pirati o a causa di dischi volante di un altro sistema stellare che cacciano sempre ai Caraibi perché anche loro preferiscono il caldo, la brezza delle Bahamas e il loro mare cristallino? Allora, rispondiamoci e usiamo questo rasoio per dare un bel taglio alla storia del mistero del triangolo delle Bermuda.

 

Fonti dell'articolo

CICAP – Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale

Science Alert

Nasfl Museum

The Bermuda Triangle mistery: solved, Lawrence Kusche, 1974

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